Per la Toscana, ci viene in mente la ribollita, che ai suoi tempi si chiamava “zuppa di magro”.
Siete curiosi di sapere come la preparava? Scopriamolo insieme:

Questa zuppa che, per modestia, si fa dare l’epiteto di contadina, sono persuaso che sarà gradita da tutti, anche dai signori, se fatta con la dovuta attenzione.

  • Pane bruno raffermo, di pasta molle, grammi 400.
  • Fagiuoli bianchi, grammi 300.
  • Olio, grammi 150.
  • Acqua, litri due.
  • Cavolo cappuccio o verzotto, mezza palla di mezzana grandezza.
  • Cavolo nero, altrettante in volume ed anche più.
  • Un mazzo di bietola e un poco di pepolino.
  • Una patata.
  • Alcune cotenne di carnesecca o di prosciutto tagliate a striscie.

Mettete i fagiuoli al fuoco con l’acqua suddetta unendovi le cotenne.

Già saprete che i fagiuoli vanno messi ad acqua diaccia e se restano in secco vi si aggiunge acqua calda.

Mentre bollono fate un battuto con un quarto di una grossa cipolla e due spicchi d’aglio, due pezzi di sedano lunghi un palmo e un buon pizzico di prezzemolo.

Tritatelo fine, mettetelo al fuoco con l’olio soprindicato e quando avrà preso colore versate nel medesimo gli erbaggi tagliati all’ingrosso, prima i cavoli, poi la bietola e la patata tagliata a tocchetti.

Conditeli con sale e pepe e poi aggiungete sugo di pomodoro o conserva, e se nel bollire restassero alquanto asciutti bagnateli con la broda dei fagiuoli.

Quando questi saranno cotti gettatene una quarta parte, lasciati interi, fra gli erbaggi unendovi le cotenne; gli altri passateli dallo staccio e scioglieteli nella broda, versando anche questa nel vaso dove sono gli erbaggi.

Mescolate, fate bollire ancora un poco e versate ogni cosa nella zuppiera ove avrete già collocato il pane tagliato a fette sottili e copritela per servirla dopo una ventina di minuti.

Questa quantità può bastare per sei persone; è buona calda e meglio diaccia.

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