Uno dei settori più colpiti dall’emergenza economica post Covid-19 è stato senza dubbio quello della ristorazione.

Addirittura, ci sono stati molti nomi storici che non hanno nemmeno riaperto dopo il lockdown e la maggior parte degli esercizi ha dovuto reinventare una formula per sopravvivere ed adeguarsi ai protocolli imposti dalle esigenze di distanziamento sociale e di sanificazione degli ambienti.

Certamente chi ha avuto le possibilità di avere spazi all’aperto, ha avuto un vantaggio in più per la ripartenza rispetto agli altri.

Nelle persone, passata la paura iniziale del contagio, ha vinto la voglia di uscire e di divertirsi e di conseguenza queste ultime si sono riversate nei locali, soprattutto i più giovani e specialmente nei fine settimana.

Complici sono state anche le vacanze e questo ha permesso una ripresa, anche se moderata, delle frequentazioni dei luoghi consacrati al divertimento e dei ristoranti.

Logicamente questo non va a colmare le perdite subite nel lunghissimo periodo del lockdown: in primavera non ci sono state le cerimonie tradizionali come comunioni, cresime e tantissimi matrimoni quest’anno sono stati rinviati per evitare assembramenti.

Dobbiamo aggiungere che le persone, anche se escono, non consumano più nei ristoranti come prima: magari si limitano ad un piatto unico, un primo, una pizza, un’insalatona.

Ciò si spiega sia con il periodo di ristrettezza economica in cui versa il nostro paese, sia con l’ incertezza per il futuro.

Quali misure hanno adottato i ristoranti per affrontare la crisi, dopo la chiusura?

Moltissimi hanno pensato al food delivery, ovvero in italiano “delivery” significa consegna ed offre tantissimi vantaggi sia per il ristoratore perché può servire molta più gente rispetto al numero di coperti presenti nel locale, sia per il cliente che si vede recapitare a domicilio il cibo ordinato, pronto da gustare.

Una misura da incentivare per i ristoranti è quella di consumare prodotti del nostro territorio, soprattutto frutta e verdura di origine italiana, fortemente colpito dalla crisi, dando così un incentivo all’economia.

Nel decreto agosto, appena uscito, si è pensato anche al mondo della ristorazione. Non compare lo sconto del 20% per chi si reca al ristorante ma arriva l’anticipo del cashback (ovvero rimborso per chi paga con carta al 1°dicembre). La scelta del 1° dicembre non è casuale perché ci si avvicina alle vacanze di Natale e si pensa di incrementare i consumi. E’ un sistema a punti che ha, come obiettivo quello di incentivare l’utilizzo dei pagamenti con carta di credito o bancomat, che una volta accumulati durante le transazioni, si potranno scalare nel semestre successivo. Per dire se i provvedimenti adottati per il mondo della ristorazione basteranno a riprendere fiato ed essere in grado di fare un consuntivo, dovremo quindi aspettare i mesi a venire.

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