Nella pandemia da Covid-19 la digitalizzazione si è rilevata un alleato essenziale per contenere la diffusione del virus, gestire la crisi e mitigare le conseguenze anche sul piano economico.

Le nuove tecnologie digitali hanno permesso ad imprese, lavoratori e consumatori di continuare ad interagire evitando la paralisi totale di molte attività e dei servizi essenziali (pensiamo alla DAD per la scuola ed alle videoconferenze che si sono svolte anche in pieno lockdown).

Non a caso, le imprese che avevano già intrapreso piani integrati di digitalizzazione, investendo in tutti gli ambiti della trasformazione digitale, si sono mostrate più resilienti nel fronteggiare la situazione eccezionale che ha investito il mondo intero.

Durante i mesi di lockdown, i meeting e le riunioni si sono svolte on line su app di videoconferenza: un esempio tra i tanti, la Compagnia delle Opere, che ha concentrato tutte le sue attività ed incontri sulla piattaforma digitale Zoom.

Le aziende durante il lockdown hanno invitato i propri dipendenti a lavorare da casa per un lungo periodo; molte sono ricorse allo smart working anche in seguito e continuano a farlo, magari alternandolo con il lavoro in presenza; altre addirittura lo hanno adottano come modello definitivo di lavoro da remoto, come Twitter e Shopify.

Nel panorama mondiale, prima dell’emergenza sanitaria e di conseguenza economica, lo smart working occupava mezzo milione di persone; adesso è salito ad otto milioni di lavoratori.

Per rimanere con l’esempio che abbiamo citato di Zoom, la piattaforma di videoconferenza, dobbiamo dire che nel giro di pochi mesi ha avuto una crescita esponenziale ed attualmente vale più delle sette compagnie aeree messe insieme.

Il Covid-19 ha accelerato il processo di adozione di soluzioni digitali per una innovativa organizzazione del lavoro e delle relazioni con clienti e fornitori; un’implementazione delle reti digitali integrate favorite anche da una maggiore diffusione del Cloud e dalla diffusione di internet ad alta velocità.

Dal momento che le nuove modalità di lavoro, lo smart working, e gli acquisti on-line hanno acquisito un ruolo fondamentale molte aziende, terminata l’emergenza sanitaria ed economica, potrebbero adottare, anche con massicci investimenti, processi di riconversione produttiva che dovrebbero condurre ad un upgrading tecnologico fondato sulle nuove tecnologie

In conseguenza di questi processi di riconversione, si creeranno delle nuove figure lavorative e le imprese avranno maggiori difficoltà a trovare le competenze adeguate.

Le conoscenze da acquisire (sia hard che soft) avranno un peso sempre più rilevante sia per i lavoratori sia per gli imprenditori, soprattutto per i più giovani o per chi voglia intraprendere questo percorso.

La corsa per la digitalizzazione da parte delle imprese, costrette ad intervenire nel tentativo di adeguarsi da un punto di vista tecnologico, in un momento particolarmente delicato ha comportato delle spese notevoli.

Da questo è nata l’esigenza di ricorrere alle varie forme di finanziamento erogate dallo stato, da enti locali e da istituti finanziari: bandi, agevolazioni, voucher, contributi per i progetti finalizzati alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi, per l’ottimizzazione della gestione della catena di distribuzione, per i software, le piattaforme e le applicazioni digitali.

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