Oltre ad essere gustosa la pasta è un cibo rifugio e consolatorio: è veloce da preparare (da pochi minuti di cottura per i formati piccoli ad un massimo di 16-18 minuti per i grandi), conservabile, base per piatti semplici e ricette complesse, si sposa con ogni ingrediente, dal semplice burro e parmigiano alle elaborate salse e ragù di carni, pesci e verdure. In questo anno decisamente anomalo, la pasta si è confermata come punto di riferimento sulle tavole degli italiani, ma non solo. Ne abbiamo mangiata come prima, anzi più di prima.

Nel 2020 la Giornata Mondiale della Pasta, voluta 22 anni fa dall’IPO (acronimo per International Pasta Organization) e che si festeggia ogni 25 ottobre, assume un valore anche simbolico, di celebrazione di un alimento sano, appetitoso, insieme identitario e versatile: uguale ma sempre diverso, nei condimenti e nelle forme, declinate tra best-seller su tutto il territorio nazionale (spaghetti, rigatoni, fusilli e penne rispondono al 70 per cento della pasta acquistata) e formati regionali: le trofie in Liguria, i paccheri o gli ziti in Campania, i malloreddus in Sardegna, gli anelli in Sicilia, i bucatini nel Lazio, le orecchiette in Puglia, i pici in Toscana, le tagliatelle in Emilia Romagna, i bigoli in Veneto, i cavatelli in Molise e così via. Non a caso lo storico John Dickie scrive che “l’Italia è un paese diviso da un cibo comune”.

Noi Italiani ne consumiamo oltre 23 chili a testa all’anno anche perché sempre più abbiamo consapevolezza che rientra a pieno titolo nella “Dieta mediterranea”, il cui novero nel patrimonio dell’Umanità Unesco compie proprio quest’anno i dieci anni.

Durante il lockdown i consumi globali di pasta sono cresciuti del 28% e anche il suo export. È stata ospite fissa nelle cucine del 98% degli italiani: il 62% l’ha consumata tutti i giorni o quasi, il 30% tra le 2 e le 3 volte a settimana. La pasta assume poi quella connotazione di convivialità, familiarità e casa, che fa vivere l’esperienza di un pasto, con un valore ancora maggiore, che va oltre la nutrizione: è l’aspetto sociale e culturale che l’ha resa la scelta preferita.

Inoltre entra in ballo sempre più l’aspetto sostenibilità. Molti pastifici danno vita a linee biologiche, con produzione da grano solo italiano e con un occhio privilegiato al packaging mentre la tecnologia fa passi da gigante e si sperimentano pastifici che tendono ad azzerare le emissioni di CO2 (ad esempio ci sono stabilimenti che utilizzano idrogeno).

A modificarsi nel momento del lockdown è stata anche la relazione delle persone con la pasta. Gli italiani, grazie al maggior tempo libero, si sono dedicati alla preparazione di piatti più complessi; hanno scelto la pasta come base di piatti tradizionali, familiari, quasi a confortare nel clima di incertezza ed hanno pure sperimentato nuove ricette e metodi di cottura.

Ma per gustarla non è necessario per forza cucinarla. I dati della piattaforma di consegne a domicilio Just Eat parlano chiaro: nell’ultimo anno, gli italiani ne hanno ordinato ben 32 mila chili. Nella top ten delle specialità più richieste troviamo in testa gli Spaghetti alla carbonara, seguiti da Tagliatelle al ragù, Gnocchi alla sorrentina, Lasagne, Penne all’arrabbiata, all’ Amatriciana, Spaghetti allo scoglio, Tortellini panna e prosciutto, Penne al salmone, Tagliatelle ai funghi porcini.

Le maggiori richieste si sono concentrate a: Roma, Bologna, Milano, Torino e Genova.

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